Il Mezzo Siclo d’argento: la moneta di Giuda

Il Mezzo Siclo d’argento: la moneta di Giuda

I trenta denari che “comprarono” Gesù.

Molti si sono domandati quali furono le monete utilizzate per “vendere” Gesù ai Sommi Sacerdoti.

In effetti non esiste documentazione specifica circa il tipo di valuta utilizzata per questa infame transazione, ma possiamo risalire con una certa accuratezza attraverso deduzione di fatti storici inconfutabili.

Sappiamo per esempio che le monete richieste da Giuda e proposte dai Sommi Sacerdoti erano in argento. Un’altra indicazione ci viene dall’elenco delle monete che circolavano in Palestina nel primo trentennio del I secolo. Si utilizzavano infatti: Denario di Tiberio, Denario di Augusto, Siclo, Mezzo Siclo, Dracma di Alessandro, Quadrante di Augusto, Assarion di Erode il Grande.

Una prima scrematura si può fare escludendo quelle che non erano in argento (“Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. [Matteo 26, 14-16]).

Erano Sicli

Ma una selezione risolutiva la otteniamo da un passo successivo: “Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì infatti amaramente di ciò che aveva fatto. Restituì le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”, ma quelli dissero: “Che ci riguarda? Veditela tu!”. Egli allora gettò le monete nel tempio e andò a impiccarsi (Matteo 27, 3-5)”.

Sappiamo che nel tempio non potevano essere introdotte monete “straniere” quali ad esempio il Denario romano. Esistevano infatti cambiavalute che ritiravano le valute non ammesse in cambio di Sicli. Erano costoro tra i “mercanti” i cui tavoli vennero ribaltati da Gesù.

Il fatto che le monete furono prese in considerazione dai Sommi Sacerdoti ma non introdotte nel Tesoro per la provenienza [monete “sporche di sangue] e non per la natura delle monete), indica chiaramente che doveva trattarsi di Sicli. Il Siclo d’argento del I secolo è tra l’altro molto difficile da reperire ai nostri giorni.

Che si trattasse del Mezzo Siclo, e non del Siclo, ci deriva dal fatto che questa era la moneta che corrispondeva alla tariffa fissata per l’imposta, e che corrispondeva a 2 Denari romani.

Quanto valeva un Mezzo Siclo

Tra le domande che ci si pone con più frequenza c’è: quanto varrebbero oggi 30 Mezzi Sicli (o 15 Sicli) di quel tempo? Quale fu il “prezzo” di Gesù?

Probabilmente la motivazione che mosse Giuda potrebbe non essere stata il denaro. A quel tempo i soldati romani venivano pagati in monete d’argento: i Denari. Il loro stipendio ammontava a circa 225 Denari l’anno. Un militare statunitense percepisce oggi circa 25.000 $, per cui il valore ricevuto da Giuda dovrebbe essere calcolato attorno a 3.300 $, e quindi circa 3.000 euro. Un riscontro verosimile si trova poi dal fatto che i Sommi Sacerdoti comprarono con quella somma il “campo del vasaio”.

Le profezie

Nei testi biblici precedenti di secoli al Vangelo troviamo molti riferimenti a prezzi versati nella misura di 30 Sicli, in cui la moneta ebraica viene indicata chiaramente.

Ad esempio nel libro di Zaccaria questa somma costituisce la sua paga di pastore: “Poi dissi loro: “Se vi pare giusto, datemi la mia paga; se no, lasciate stare”. Essi allora pesarono trenta sicli d’argento come mia paga. Ma il Signore mi disse: “Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!”. Io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore. Poi feci a pezzi il secondo bastone chiamato Unione per rompere così la fratellanza fra Giuda e Israele. (Zaccaria 11, 12-14)“.

Nell’esodo invece viene specificata come prezzo di uno schiavo: “Se il bue colpisce con le corna uno schiavo o una schiava, si pagheranno al padrone trenta sicli d’argento e il bue sarà lapidato. (Esodo 21, 32)”.

Questi sono alcuni tra i brani che gli esegeti interpretano.

Sta di fatto che coloro che volessero possedere una di queste monete devono essere disposti a spendere molto e assoggettarsi a laboriose ricerche.

Altro invece sarebbe avvicinarsi sul Denario di Tiberio, la moneta che verosimilmente potrebbe essere quella del noto “Date a Cesare quel che è di Cesare…”. Per averla, e non certo in condizioni “fior di zecca”, bisogna sborsare da 250/300 euro in su.

 

 

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